Charter Communications, l'azienda statunitense che opera con il marchio Spectrum ed è uno dei principali operatori di telecomunicazioni del Paese, ha confermato di aver subito una violazione dei propri sistemi dopo che il gruppo di estorsori ShinyHunters ha iniziato a pubblicare i dati sottratti ai suoi clienti.
Un dipendente ingannato al telefono
Secondo quanto dichiarato dagli stessi attaccanti, l'intrusione sarebbe iniziata già il 1° aprile, attraverso un attacco di vishing, ovvero una telefonata costruita ad arte per ingannare un dipendente e indurlo a fornire le proprie credenziali di accesso all'account aziendale Microsoft Entra. Da lì, gli aggressori avrebbero raggiunto l'ambiente Salesforce dell'azienda, da cui hanno esportato grandi quantità di informazioni sui clienti.
È un copione che si ripete spesso nelle intrusioni più recenti: non una falla tecnica complessa da sfruttare, ma una persona convinta, con pazienza e mezzi di ingegneria sociale, a spalancare la porta d'ingresso.
Numeri che non coincidono
Tra le dichiarazioni degli attaccanti e quelle dell'azienda colpita c'è una certa distanza. ShinyHunters sostiene di aver sottratto oltre 42 milioni di record, mentre Charter nega che siano state esfiltrate informazioni particolarmente sensibili legate ai servizi di telecomunicazione (i dati che negli Stati Uniti rientrano nella categoria CPNI). Quel che è certo è che, dopo che la scadenza fissata per il pagamento del riscatto (il 27 maggio) è trascorsa senza un accordo, gli attaccanti hanno reso pubblici i dati di circa 13 milioni di clienti Spectrum.
Cosa contengono i dati pubblicati
Le analisi indipendenti condotte sui file diffusi parlano di circa 4,9 milioni di indirizzi email univoci, accompagnati da nomi, numeri di telefono e indirizzi sia personali sia aziendali. A questo si aggiungono quasi 10 milioni di registrazioni relative a richieste di assistenza clienti, complete di oggetto, data e ora e dati di contatto. Da quanto emerso finora, non risultano invece coinvolte password o informazioni di pagamento.
Una lezione sulla catena della fiducia
L'episodio mette in luce un problema che riguarda sempre più aziende: il rischio non nasce solo dai propri sistemi, ma anche da come vengono protetti gli account che danno accesso a piattaforme di terze parti, come nel caso di Salesforce. Per le organizzazioni di grandi dimensioni, la formazione del personale al riconoscimento dei tentativi di vishing, l'adozione di autenticazione a più fattori resistente al phishing e un controllo più stretto su chi può accedere e da dove ai sistemi che custodiscono i dati dei clienti restano le difese più concrete contro questo tipo di attacchi, che continuano a colpire con efficacia anche realtà strutturate e dotate di team di sicurezza consolidati.