Le forze dell'ordine di diversi paesi hanno smantellato AudiA6, uno dei servizi di riciclaggio di criptovalute più utilizzati dal cybercrimine organizzato. L'operazione, coordinata da Europol con il coinvolgimento del Dipartimento di Giustizia statunitense (DOJ) e dei Secret Service, è stata eseguita il 10 giugno 2026 e resa pubblica il giorno successivo.

Un'infrastruttura finanziaria al servizio del ransomware

AudiA6 non era un semplice mixer di criptovalute: era una vera e propria infrastruttura finanziaria criminale progettata per ripulire i proventi del ransomware e delle attività illecite online. Dal suo avvio nel 2021 fino alla chiusura, il servizio avrebbe processato oltre 336 milioni di euro in fondi illeciti per conto di gang ransomware e altri attori del cybercrimine.

I gestori della piattaforma avrebbero inoltre amministrato un forum sul dark web denominato Dark2Web, dove i criminali informatici pubblicizzavano i propri servizi e stabilivano contatti con altri operatori del mercato criminale underground.

L'operazione e gli arresti

L'azione coordinata ha portato a:

  • Arresto di due presunti amministratori di nazionalità ucraina e russa, fermati in Georgia.
  • Sequestro di 25 domini e messa offline di oltre 30 server che supportavano l'infrastruttura.
  • Confisca di oltre 80 veicoli e di diverse proprietà immobiliari in Georgia.
  • Congelamento di circa 692.000 euro in criptovalute, con ulteriori 86.000 euro sequestrati direttamente.

L'ampiezza dei beni confiscati — in particolare il numero di veicoli di lusso — dà la misura del volume d'affari generato da questo servizio nel corso degli anni.

Perché è una notizia rilevante

Il caso AudiA6 conferma una tendenza ormai consolidata: i gruppi ransomware non operano in modo isolato, ma si appoggiano a un ecosistema di servizi specializzati — hosting bulletproof, Initial Access Broker, servizi di riciclaggio — che rendono l'intera filiera resiliente agli arresti dei singoli operatori.

Smantellare questi servizi di supporto è strategicamente più efficace che colpire solo i gruppi ransomware "di punta", perché toglie loro le infrastrutture finanziarie necessarie a monetizzare gli attacchi.

Per le organizzazioni colpite da ransomware, questa operazione ha anche un valore pratico: alcuni fondi potrebbero essere recuperati grazie ai sequestri. Chi ha subito un attacco ransomware negli ultimi anni è invitato a collaborare con le autorità competenti — in Italia l'ACN e la Polizia Postale — fornendo evidenze che potrebbero rientrare nelle indagini.

Contesto europeo

L'operazione si inserisce in una serie di azioni internazionali contro l'ecosistema finanziario del cybercrimine, che negli ultimi anni ha visto il sequestro di piattaforme come Chipmixer, la chiusura di Hydra Market e numerose operazioni contro i servizi di mixaggio di Bitcoin. Il messaggio agli attori del ransomware è chiaro: anche la componente finanziaria è ormai nel mirino delle forze dell'ordine.