Una nuova ondata di Operation Endgame, l'operazione internazionale contro le infrastrutture del cybercrimine coordinata da Europol, ha messo fuori uso le reti che alimentavano due tra gli infostealer più diffusi del momento: Amadey e StealC. L'azione, condotta tra il 15 e il 19 giugno 2026 con la collaborazione di forze dell'ordine e aziende private del settore, rappresenta l'ennesimo colpo alle cosiddette "catene di montaggio" del crimine digitale.
Che cosa sono Amadey e StealC
Gli infostealer sono programmi malevoli progettati per sottrarre informazioni dai dispositivi infetti: credenziali salvate nei browser, cookie di sessione, portafogli di criptovalute, dati delle carte e altre informazioni riservate. Amadey nasce come loader e bot capace di scaricare ulteriori payload, mentre StealC è specializzato nel furto di dati. Entrambi vengono venduti come servizio (il modello malware-as-a-service) e costituiscono spesso il primo anello di catene di attacco che sfociano in ransomware, frodi finanziarie e compromissioni di infrastrutture critiche.
Secondo i dati diffusi, nelle sole prime due settimane di maggio 2026 i due malware erano collegati a oltre 140.000 computer infetti in tutto il mondo. Microsoft ha individuato più di 18.000 dispositivi vittima, interrompendo il controllo che i criminali esercitavano su di essi.
La portata dell'operazione
I numeri rendono l'idea delle dimensioni dell'intervento. Sono stati abbattuti 326 server e 142 domini che costituivano la spina dorsale della rete di distribuzione. Sono state inoltre individuate, segnalate e bloccate criptovalute di origine criminale per un valore superiore ai 47 milioni di dollari. Ma il dato che riguarda più da vicino gli utenti comuni è un altro: sono state recuperate fino a 27 milioni di credenziali rubate, ora sottratte alla disponibilità dei criminali.
L'operazione ha visto la partecipazione di agenzie di Canada, Danimarca, Germania, Paesi Bassi, Regno Unito e Stati Uniti, affiancate da società private come Microsoft, Bitdefender, Bitsight, ESET, IBM X-Force e Proofpoint. La cooperazione tra pubblico e privato si conferma il modello vincente per colpire ecosistemi criminali sempre più industrializzati e distribuiti.
Perché è importante
Smantellare le infrastrutture di un infostealer non significa eliminare la minaccia per sempre: gli operatori criminali tendono a ricostruire le proprie reti, spesso con nuovi nomi e nuovi domini. Tuttavia, ogni intervento di questo tipo aumenta i costi e i rischi per gli attaccanti, ne rallenta l'attività e priva temporaneamente di strumenti chi acquistava questi servizi per condurre i propri attacchi.
Per gli utenti e le organizzazioni, l'episodio è un promemoria sull'importanza di alcune misure di base: cambiare immediatamente le password potenzialmente compromesse, attivare l'autenticazione a più fattori ovunque possibile, mantenere aggiornati sistemi e antivirus ed evitare il download di software da fonti non affidabili, il principale veicolo di diffusione di questo tipo di malware. La vera difesa contro gli infostealer non è il singolo blitz delle autorità, ma una postura di sicurezza costante che riduca al minimo le occasioni di infezione.